Nuove scoperte

•20/02/2012 • 4 commenti

Giovedì sera, riunione in sede.

Carla ci racconta del buco-stufetta trovato domenica scorsa insieme a Prospero e agli amici di Muravera, sarà che lo racconta bene.. sarà che ne abbiamo proprio voglia, ci ritroviamo domenica mattina pronti a partire con gli attrezzi da scavo. Siamo io (Gianfranco F), Carla, Prospero, Maria Grazie, Luca e Serena, inoltre da Muravera arrivano Roberto, Tamara, Natalia e Raffaele. (Incredibile.. mi son ricordato tutti i nomi!!), comunque partiamo verso il Supramonte, Carla Kankunnen ha difficoltà nel rally che ci aspetta tra strade innevate e fangose ma abilmente ci porta fino al parcheggio da cui inizierà il trekking di avvicinamento verso questo buco che non vedo l’ora di valutare. Incrociamo un po’ di amici di Sassari, Cagliari e Nuoro. Il paesaggio è magnifico, tutto è bianco, immacolato, solo questa visione vale il “biglietto” ma per fortuna tali meraviglie a noi indigeni sono fornite gratuitamente da madre natura. Ci avviciniamo pian piano verso la roccia che nasconda la stretta fessura, l’aria c’è, promete bene, iniziamo a lavorare di buona lena, i ragazzi di Muravera son dei minatori nati, magari non con attrezzature adeguate (vedi scarpe di Natalia…), i nostri se la cavano bene, lavorano instancabilmente, anche Prospero dirige i lavori come un vero capo cantiere. In poco tempo liberiamo di terra e sassi finchè non arriva il mio turno, continuo a scavare finchè non mi posso infilare di testa verso il punto in cui sembra più forte il flusso d’aria. “Zitti tutti!!”…

Sembra vada in sub-orizzontale ma la pietra che lancio mi smentisce: è un pozzo! Ripeto il lancio, la pietra scende, sbatte un po’, continua a scendere per 2 secondi, per altri 2 seconti non si sente niente, poi sempre più lontana! passano 6-7secondi e la pietra lontana si sente ancora scendere! E’ evidente a questo punto che qualcosa di molto interessante si nasconde li sotto. Prima di azzardare una discesa però dobbiamo fare un po’ di pulizia, bonificare l’ingresso e liberarci di un grosso masso che ci impedisce un’entrata comoda e sicura, ma a lui ci penseremo nel prossimo weekend! Ci accaniamo su di lui con gli attrezzi che abbiamo portato ma è evidente che necessita di “cure” più decise. Nel prossimo weekend vedremo di farci valere. Intanto torniamo alle macchina, c’è da arrostire, da suggellare con un buon bicchiere di vino questa bella scoperta. Perchè è così interessante? Perchè si trova esattamente tra Lovettecannas e Murgulavò…. fate voi!

Alla prossima

Gianfranco Fancello

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Domenica da brrrrividi

•18/02/2012 • Lascia un commento

Domenica all’insegna della neve anche per noi speleologi .

L’indomito Prospero, sfidando le gelide giornate di questo Febbraio, organizza un uscita in grotta. Lovettecannas è il suo obbiettivo . Vuole portare i suoi amici Tamara e Raffaele che qualche tempo fa fecero il corso speleo con il CSC di Cagliari e che vogliono rinfrescarsi la memoria. Io mi aggrego al gruppo desiderosa di rientrare in grotta dopo una lunga assenza.

Partiamo ovviamente con il fisiologico ritardo di Prospero in direzione Baunei. Dobbiamo incontrare i nostri amici nel bivio di Sarbene. La strada , nonostante la gelida mattina è quasi del tutto sgombra dalla neve e dal ghiaccio. La neve è stata ammassata sui bordi della strada ; il peggio sembra ormai passato.

Incrociamo la macchina di Raffaele e iniziamo ad inerpicarci per la stradina di campagna che risale il monte in direzione nuraghe Pedrusaccu. Anche li sicuramente è passata qualche ruspa a ripulire la strada ma dopo pochi chilometri iniziamo a trovare ghiaccio e neve Il paesaggio è mozzafiato. Il bianco della neve ha completamente sommerso la vegetazione uniformando con il suo candore i rilievi e le vallate eliminando il senso della profondità e della distanza . Il jeeppino di Prospero è formidabile . Non si ferma neanche nelle salite ghiacciate.

Più andiamo avanti e più la neve ai lati della strada si fa alta. Arriviamo al bivio dell’ovile di Carta e proseguiamo dritti . Al primo abbeveratoio ci dobbiamo fermare. La neve ha ricoperto la strada . Ci vestiamo velocemente e anche se privi di ciaspole e di sci ci avventuriamo in quello che dovrebbe essere il sentiero che ci porta alla grotta. Sembriamo dei colorati astronauti sulla bianca sabbia lunare . Camminiamo sprofondando sempre di più nelle neve. Non ce ne aspettavamo così tanta. Prospero anche se dotato di gps è un po’ dubbioso sulla direzione da prendere.

Decidiamo per la via più lunga ma almeno più riconoscibile. La camminata è faticosa , dobbiamo sollevare di molto le gambe per riuscire a sormontare la neve.

A metà strada incontriamo, vedi la casualità, proprio alcuni ragazzi del CSC di cagliari , anche loro in perlustrazione nella zona.

Dopo i saluti di rito proseguiamo questa volta accompagnati dal cane del pastore Carta che decide di lasciare l’altro gruppo. Arriviamo in prossimità della grotta ma mentre il gps ci dice che la grotta si trova a duecento metri più a nord nel promontorio che ci sta davanti ,Prospero ha un diverso ricordo e ci fa salire per un’altra collinetta.

Qui inizia una vera e propria caccia al tesoro . L’ingresso della grotta di Lovettecannas si dovrebbe trovare sulla cima del promontorio ed ha un ingresso a pavimento. La neve ha ricoperto ogni cosa, cespugli , rocce, dirupi e noi ci camminiamo sopra ignorando completamente dove poggiano i nostri piedi.

Proviamo a scavare in un paio di punti ma trovare la grotta sembra impossibile. Se anche fossimo sul punto giusto la neve avrebbe ricoperto l’ingresso. Perlustriamo tutta la zona ma non troviamo niente o meglio, ad un certo punto sul lato della collina scorgiamo sotto una roccia una fessura dalla quale fuoriesce dell’aria calda. Non è quello l’ingresso : il passaggio è troppo stretto ma quell’aria calda che sfruttiamo come se fossimo di fronte a una stufetta è sicuramente il segno che li sotto c’è qualcosa di interessante. Potrebbe essere uno sfiato della grotta che stiamo cercando ma se i rilievi del catasto sono esatti e Lovettecannas si trova veramente a duecento metri più a nord del punto dove eravamo ,è il caso di tornare a controllare quel buco.

Il freddo si fa sempre più pungente, io ho la tuta bagnata e le mani quasi congelate.

Decidiamo di tornare indietro.

Prospero ci fa passare per una scorciatoia …….vi prego non usate mai Prospero come Cicerone. Non so come ma arriviamo incolumi alle macchine. Prospero per farsi perdonare ci prepara un bel fuocherello e ci nutre con della buona taedda sciolta sulla brace.

Siamo ancora infreddoliti ma contenti comunque dell’avventura vissuta. La compagnia era piacevolissima e sono sicura che riusciremo ad entrare in grotta insieme un’altra volta.

 Carla Mazzella

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Weekend a Su Molente

•01/02/2012 • 3 commenti

Un altro bellissimo fine settimana quello che ci aspetta, destinazione: Codula Ilune, programma: disostruzione di un pozzetto che… ma questo ve lo dico dopo.

La compagnia vede la presenza di Marcello, il sottoscritto, Luciano, Marco, Pietro e dallo Specus di Cagliari: Marinella. Partiamo verso Buchi Arta, da li inizia il trekking di avvicinamento lungo S’Iscala ‘e su Molente. Siamo stracarichi, dobbiamo fare campo in Codula, abbiamo le attrezzature sia speleo che culinarie ed infine un po’ di materiale per il rifugio che ci ospiterà per la notte di sabato. Piano piano scendiamo lungo il sentiero che si affaccia in Codula, come sempre lo spettacolo dei monti, delle gole, dei boschi è impagabile, ammaliati da queste meraviglie raggiungiamo il grottone abilmente adibito a rifugio, da qui dopo una pausa ristoratrice ci spostiamo verso il pozzetto in cui dovremo lavorare. Si tratta di una discesa di una quindicina di metri, dobbiamo asportare detriti dal fondo, Marcello ci parla delle varie misurazioni effettuate e sognare che quel pozzetto sbuchi negli ambienti della Grotta del Bue Marino è lecito. Lavoriamo fino all’imbrunire, non siamo scesi tanto ma siamo scesi, un altro piccolo ostacolo è stato rimosso. Tornati al rifugio, Marcello ci saluta, lui deve rientrare ma noi passeremo li la notte. È una serata non fredda, non c’è vento, si sta bene. Il fuoco è fantastico, ci riscalda anche a distanza, iniziamo a spizzicare qualche delizia, le birre per fortuna non mancano, la cena è di gran classe (considerato anche dove ci troviamo), la compagnia è come sempre divertente. Dopo una sana dormita è tempo di colazione, dopo di che, in tutta calma ci prepariamo, i miei compagni non hanno mai visto la Grotta de Su Molente, per cui ora tocca a me far da Cicerone. Dal campo l’ingresso dista non più di 100 metri, i passaggi un po’ angusti iniziali lasciano spazio a una grotta molto bella con i suoi inequivocabili segni di scorrimento d’acqua, le tonnellate di sabbia che rendono i passaggi più bassi comunque morbidi (se ripenso a come strisciavamo a Nurachi………). Giunti alla sala prima del sifone dobbiamo fermarci, infatti il passaggio è (come spesso accade) ostruito da una notevole quantità di sabbia, la corda che si insinua tra i granelli è il segnale del passaggio che dovrà esser liberato per il proseguo delle esplorazioni. Dopo una pausa ripartiamo, noi “anziani” mandiamo avanti i giovani Pietro e Marco (alla sua seconda grotta) e in poco tempo ci conducono all’esterno. Ricomponiamo la copertura di tronchi e torniamo al rifugio, nel mentre il cielo è scuro, minaccia pioggia che puntualmente arriva mentre noi del tutto incuranti siamo alle prese con graticola e salsicce. È ormai primo pomeriggio quando riprendiamo la via di casa, dispiaciuti di lasciarci alle spalle uno scenario così bello. Per fortuna le occasioni per tornarci non mancano, basta volerlo.

Gianfranco Fancello

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