Supramonte

Sono le 7.40 quando con Prospero (assonnati come non mai) partiamo in direzione Dorgali sede C.S.A.D, punto d’incontro con i nostri compagni d’avventura, Andrea, Enrico, Matteo, Maddalena, Maria e Graziano,
la nostra meta odierna è s’Istrada longa a bacu s’Orruargiu in agro di Baunei.

Per fortuna oggi siamo tutti puntuali e ci possiamo anche permettere un caffè veloce in sede.Bene, il caffè ci ha svegliati un pò, siamo pronti per affrontare le curve dell’orientale….chi mi leggesse in questo momento e non conoscesse la zona, potrebbe maliziosamente pensare che le curve su menzionate appartengano a una bella ragazza dagli occhi a mandorla (magari!) le curve di cui parlo sono semplicemente quelle della Strada statale 125 che, in circa mezzora ci porterà al Km 170 dove, sulla sinistra, incontreremo il bivio della sterrata verso bacu s’Orruargiu.
Ancora venti minuti di macchina (i nostri glutei iniziano a protestare) e alle 9.30 siamo nell’ampia radura di su Loriscadorgiu, dove parcheggiamo le auto.Giornata migliore per questa escursione penso non potevamo trovarne, c’è un bel sole tiepido e il cielo è chiarissimo.
Diamo un’ultima controllata all’attrezzatura personale e iniziamo la marcia.Dopo 50 mt verso est, in prossimità di un ovile deviamo a destra e ci inoltriamo nell’ipluvio che ci porterà a Bacu Addas.
Dentro la vallata lo spettacolo è entusiasmante, circondati da pareti di calcare altissime, camminiamo sotto le chiome di un piccolo boschetto primario, composto da lecci e tassi enormi…..avete presente il bosco de “Il signore degli anelli”?…..uguale, solo che qui gli alberi non parlano!

I miei compagni di viaggio sono ancora allegri e sorridenti, pronti alla battuta, ignari dell’immane fatica che li aspetta al rientro, nella rampa di Bacu Urutzò! Già, il nome, che sembra l’ordine di un’ufficiale giapponese, incazzato, della seconda guerra mondiale è tutto un programma….ma continuiamo con la favola.Iniziamo a sentire una forte corrente che ci costringe a mettere le giacche, ci stiamo avvicinando alla parte finale di bacu Addas e infatti dopo pochi metri, dalla V formata dalle strette pareti della gola intravediamo bacu s’Orruargiu e in lontananza il mare di Sisine,poco più avanti la gola si interrompe bruscamente con un salto di 60 mt.Il camminatore più esperto che non conoscesse esattamente i passaggi segreti dei pastori nel supramonte, si godrebbe un po il panorama e poi tornerebbe indietro.
E invece, sulla destra dopo una piccola barricata in legno per gli animali inizia un sentiero che è tra i più affascinanti e audaci dell’intero supramonte, s’Istrada Longa.Si tratta di un passaggio in cengia, sulla parete destra orografica di bacu s’Orruargiu, che i pastori della zona utilizzavano per raggiungere la fonte di bacu sa Ena e Sisine.In alcuni tratti il passaggio è veramente “aereo”, ti ritrovi a camminare su un terrazzino a metà di una parete di calcare, perfettamente verticale, alta 300 mt.,il terrazino in alcuni punti è largo si e no 60 cm., con uno scenario davanti a te di estrema e selvaggia bellezza: bacu s’Orruargiu, antico testimone delle immani forze che milioni di anni fa hanno piegato, ribaltato e fratturato banchi di calcare spessi centinaia di metri!Alcuni di noi purtroppo lo scenario se lo sono perso erano troppo concentrati a sentire l’adrenalina che scorreva nelle vene!….meraviglia e adrenalina!
All’inizio della cengia incontriamo due ragazzi e una ragazza di Bologna ( ai bolognesi vedo che piace il Supramonte…) diretti a Sisine, che hanno qualche dubbio sull’attacco della cengia e che quindi si uniscono volentieri a noi.Arrivati davanti ad una specie di anfiteatro, scendiamo da una ripida pietraia ( è meglio delle piste da sci!) sul greto del bacu e qui ci troviamo davanti ad un’altro ostacolo, un salto di circa 25 mt., armato così così (cordino su due placchette…sigh!) per scendere in doppia, tutto attorno pareti di calcare…..ma, sti pastori, che sicuramente non andavano in giro con l’imbrago, che facevano, volavano? No, si arrangiavano!
E infatti sulla destra del salto, superato un ripido passaggio in parete, con piccola iscala de fustes ormai fatiscente, c’è l’altro passaggio “segreto”: su “passu de su Marinau”, un’altra piccola cengia che rapidamente ci porta sul greto di bacu sa Ena e, dopo 500 mt. raggiungiamo la nostra meta, un’ampia radura dove vegetano un fico e un grosso tasso, sopra il quale si trova una delle cose più preziose di questa zona, una fonte d’acqua.Ci rinfreschiamo un po’ nelle limpide acque della piccola pozza perenne e poi il meritato companatico ( slurp), sono le 13.15 circa.Dopo aver mangiato, i nostri compagni di viaggio bolognesi, ci salutano e si incamminano verso Sisine, mentre noi, dopo aver guardato le vesciche sui piedi di Enrico ed averlo consolato ed assicurato della non gravità della cosa, come lucertole ci distendiamo a goderci il tiepido sole primaverile……tra un ronf e l’altro, si fanno le 14.30, si deve ripartire……e già è cosa già, rimmettersi in verticale, dopo questa bella dormita, pensando anche a quello che ci aspetta…..la salita di Urutzò!Partiamo, torniamo sui nostri passi e dopo aver superato su Marinau, ci lasciamo sulla sinistra il ghiaione in discesa che ci aveva portato sul fondo della gola e proseguiamo sul greto verso Urutzò….. lì, aimè, inizia il calvario!E purtroppo non basta la vista dello splendido arco di s’Arcada (un’enorme arco di 50 mt d’altezza, che letteralmente buca la montagna, il bruncu Sartainosti, e che collega bacu Urutzò con bacu s’Orruargiu) a consolare le nostre membra. Dopo un pò di sosta riprendiamo il cammino e in tutta la sua ripidità ci appare la salita!
Dobbiamo stare attenti a non raschiarci il naso talmente è inclinata la pietraia, un’ora di autentico distillato strizzato di fatica, le ultime riserve d’acqua calano bruscamente nel tentativo di ricaricare di sali minerali i nostri quadricipiti che già segnano spia rossa crampi! Passiamo su una scala de fustes senza la quale ci saremmo trovati di fronte a una parete insuperabile di una decina di metri…..stì pastori, oh……proseguiamo ancora in discreta salita per circa 500 mt. e finalmente la strada si fa sempre meno ripida, ancora mezz’ora e siamo alle auto, sono le 18,00! Secondo me ne è valsa la pena, magico Supramonte!

Gian Nicola