Bambini in grotta… parte quarta

Si conclude oggi, sabato 23 Maggio,
il progetto di collaborazione tra il CSAD e
le Scuole Medie Inferiori di Dorgali.
Protagonisti dell’ultima escursione in programma
sono i ragazzi e ragazze della 2^ .
L’appuntamento è dinnanzi all’ingresso della
grotta di San Giovanni su Anzu. Per il CSAD ci sono
io (Gianfranco F.), il mio omonimo Canu, Giancarlo, Luciano,
Luca con Stefania, Vincenzo. Anche oggi ci fa compagnia
Marta dello S.C. Ribaldone di Genova ma la sfortunata amica
non sta benissimo e quindi a malincuore non
può entrare in grotta oggi. I ragazzi in totale sono 23,

vanno come al solito divisi in 2 gruppi. Il percorso che ho deciso
per loro è la visita a Sos Jocos dall’ingresso più conosciuto,
nella prima sala di solito c’è un nutrito numero di pipistrelli,
penso che ai ragazzi piaceranno. Mi cautelo chiedendo
loro se temono questi animaletti e la risposta in coro è… SI !!!!
poco male, tanto ormai ho deciso e saranno costretti
ad affrontare i “malvagi” abitatori della grotta.
Ci avviciniamo alla grotta e appena i primi vedono l’angusto
(mica tanto) ingresso cominciano con i commenti.
Alcuni temono addirittura di non passarci, ovviamente
è solo un’impressione.. se non ci passano loro così minuti..
che dovrei fare io!!!? Uno ad uno fanno il loro ingresso
e aimè stavolta i pipistrelli mi hanno tradito.
La numerosa colonia che soggiorna solitamente
nel primo salone è scomparsa, va bé, pazienza.
Iniziamo il giro con la precisa spiegazione di Giancarlo
che non tralascia di far osservare niente ai ragazzi.
Troviamo un solitario pipistrello che volteggia vicino
a noi e in quel momento i ragazzi più che intimoriti
sono assolutamente incuriositi dal volo di quel solitario animale.
Continuiamo il percorso fino a una bella sala ricca


di concrezioni in cui sarà facile far osservare le varietà
di forme di cui questa grotta è patrimonio. Sosta alla sala
dello scheletro, con tutti i nostri piccoli amici incuriositi
da quei pochi resti presenti sopra la roccia
che ne è diventata per sempre dimora.


I ragazzi sono molto interessati da ciò che gli sta attorno,
infatti ci dilunghiamo un po’ troppo nella visita e per
questo il secondo turno attende ormai impaziente
di poter a sua volta entrare. Ci accolgono all’esterno
con un “era ora” e subito dopo esserci scusati per il ritardo
li prepariamo per percorrere anche loro il tragitto
fatto dai compagni. Mi rimane in mente una bambina
che appena uscita dalla grotta si volta verso l’amica,
che nel frattempo sta per entrare, con un.. “è bellissimo!”


Sono contento, segno evidente che abbiamo lavorato bene
e chissà che nelle prossime stagioni non sia
possibile ricominciare questo bel progetto di collaborazione
per far scoprire alle nuove generazioni le meraviglie
del nostro territorio, sperando che tra qualche anno
ci sia qualcuno di questi ragazzi a scrivervi al mio posto.
Esperienza bellissima che sicuramente ha dato tanto
a tutti i bambini che hanno preso parte
alle escursioni ma che ha dato tanto anche a noi.


A dire la verità il progetto non è del tutto concluso,
infatti tutti i bambini stanno in questi giorni scrivendo
le loro impressioni e saremo felici di pubblicarne
le più significative tra qualche giorno su queste pagine.
A Presto

Gianfranco Fancello.

CSAD e S.C. Ribaldone a Pentumas

Ore 9.45
Gianfranco C., Gian Carlo, Gian Nicola e io, Marta
(armati fino ai denti di corde e moschettoni)
siamo pronti per affrontare Badde Pentumas.
Per arrivare al primo salto decidiamo di percorrere la ferrata:


questa si sviluppa sulla destra orografica,
sul versante opposto a quello della
via classica che parte da Sa Oche.
Arrivati all’ immenso anfiteatro risaliamo la pietraia
fin sotto roccia, dove si trova l’attacco della ferrata.
Anche se il percorso è abbastanza breve, ci sono
in tutto 5 o 6 passaggi, ci impieghiamo circa tre ore:
tutta colpa degli armi vecchi e poco affidabili che ci costringono
ad assicurarci anche ad una nostra corda!


Ma sono soprattutto gli zaini pesantissimi a rallentarci
(io da brava e furba donzella lascio portare
tutte le corde ai tre cavalieri).
Dopo circa 150 metri di dislivello ci sono i due tratti
più mozzafiato. Il primo è un traverso su di una cengia
molto esposta ed il secondo, forse il migliore,
è un diedro alto circa 20 metri; è talmente aereo
e panoramico che sembra di volare: la sensazione di libertà è al top.
Arrivati in cresta, con le braccia a pezzi, siamo accolti

da una vista stupenda a 360°: a nord P.ta Cusidore
e l’altopiano di Sovana, a nord-est la valle Lanaitto,
a sud est il M. Tiscali, ….
Anche se si stanno accumulando fatica e ritardo
(sono già le 14.30) decidiamo, carichi di entusiasmo
e di adrenalina, di completare l’ escursione:
ci dirigiamo così verso P.ta Duavidda e camminiamo


per più di due ore lungo il paesaggio lunare dei campi solcati.
Gian Nicola è talmente “scoppiato” che non parla più
e pensa soltanto ad un problema tecnico della
sua macchina fotografica, gli altri due invece
non risparmiano fiato e continuano a “sparare” cazzate o ,
come si dice in genovese, belinate.
Alle 16.40 cominciamo finalmente ad usare il discensore.


Ci aspettano 13 salti, uno più bello dell’altro:
il primo di quaranta metri, uno che spancia, un altro super viscido…
Dopo undici ore di cammino arriviamo alle auto distrutti
ma soddisfatti. é stata una giornata indimenticabile!


Alla prossima uscita,
Marta (Speleo Club “Ribaldone”)