ABISSO BUENO FONTENO, unico,incredible, indimenticabile


Siamo rientrati da pochi giorni in Sardegna, ma per questa
esperienza in terra Lombarda, le parole più adatte sono solo 3:
UNICA, INCREDIBILE ed INDINENTICABILE.
Che noi Sardi fossimo noti per l’ accoglienza ai forestieri era ben noto,
ma quello che ci ha riservato la Comunità di Fonteno, è stato quasi
da paragonare all’ arrivo di VIP del mondo del cinema, e per noi
poveri speleo, che siamo abituati a fare i “muli”, spalare fango
e mangiare panini imbottiti , ci è sembrato veramente tanto.
Al nostro arrivo a Fonteno (BG) dopo le presentazioni con tutti
i ragazzi coinvolti nel Progetto Sebino, la prima cosa che notiamo
è il tipo di organizzazione logistica.
Per noi “forestieri” alloggio in villa con veduta spettacolare
sul lago di Iseo, un intero stabile della Protezione Civile come
campo base, completo di letti, cucine, bagni, con ogni comfort,
oltre ai mezzi per l’avvicinamento in grotta per tutti
i componenti dell’esplorazione. Altra cosa importante per chi doveva

entrare in grotta, era anche il coinvolgimento preventivo del Soccorso Speleologico,
buona iniziativa per quello che ancora doveva avvenire in quell’uscita.
Entrano le prime squadre verso la mezzanotte, e iniziano ad avvicinare
i pesanti zaini dei materiali subacquei sino al fondo della grotta.
Dopo una svegliata alle 5 del mattino tocca a noi e al resto della squadra,
con Max Pozzo che fa da apripista e da “Cicerone”.
La prima cosa che noto sin dalle prime verticali, sono i lunghi traversi
per poter spostare gli armi di partenza dall’arrivo di eventuali piene.
La grotta si presenta con tutta la sua imponenza e bellezza,
da altissimi meandri, delle lunghe forre con marmitte non molto profonde,
e spesso con l’arrivo di belle cascate d’acqua. Dopo svariate ore
di percorrenza all’ arrivo al sifone, purtroppo, noto con dispiacere che,
causa le piogge dei giorni prima, ed il passaggio di tutti gli speleo,
il Lago Smeraldo dove affluiscono due arrivi d’acqua, è diventato
un lago di fango. Altre volte mi è capitato fare immersioni simili,
ma di solito la visibilità ZERO l’ho sempre trovata al rientro da un’ immersione,
e sicuramente non all’andata e non in quelle condizioni.
In quei frangenti sentivo gli sguardi di tutti su di me, qualcuno accenna
alla sicurezza e dei rischi che potevo avere, ma pur consapevoli
di quella situazione anomala, decidiamo di dare un’oretta di tempo e far
defluire un po’ di fango, per poi provare a fare una prima
immersione alla CIECA. Si smontano gli zaini e tutti partecipano
all’assemblaggio delle attrezzature. Chi prepara le torce sul casco,
chi monta le bombole, altri mi danno una mano alla “vestizione”.
Dopo un po’sono pronto con tutte le attrezzature addosso e arriva
il momento del fatidico “RITO” scaramantico / propiziatorio.

Per questa immersione sono 3 le donne che devono “sacrificarsi”,
Monica, Carla, e Laura, io, anche se stanco, mi devo adeguare
e seguo passo passo i nuovi metodi descritti nell’ ultimo manuale
di speleosubacquea. Dopo quei dolci momenti, l’acqua fredda del lago,
ma purtroppo sempre torbida, mi fa tornare alla realtà. I ragazzi che stanno
esplorando la grotta mi danno indicazioni dove immergermi
e cercare a “tatto” di trovare il passaggio. Provo più volte ma finisco
sempre in ambienti fangosi, chiusi e spesso molto stretti
( la dove il casco non passava più mi dovevo fermare per forza ).
Mi dispiaceva per quei ragazzi che tanto avevano fatto per organizzare
quell’esplorazione, ma il freddo mi stava bloccando sempre più.
Decido di testa mia di cambiare direzione, e provo a sondare
un altro punto. Sono fortunato e mi accorgo subito di aver trovato
una galleria più larga, e la percorro a tentoni tenendomi a sx sino
a trovare lungo la via, anche 2 ambienti con delle bolle d’aria,
ma poi stringevano inesorabilmente. Era la prima volta che in
quella immersione trovavo un passaggio abbastanza largo,
ma decido di uscire ed avvisare tutto il Gruppo. Mi prendo una sosta
a bordo sifone per scaldarmi e recuperare un po’ di forze, decido
di fare un’ultima prova nell’unico punto verso dx dove le mani
con le braccia aperte non toccavano roccia.
E il punto giusto era proprio quello, la sagola svolge sempre più,
ma la prova del 9 l’ho avuta quando nell’avanzare lungo il sifone
nel fondo non sentivo più il fango, ma dei ciottoli di sabbione lavati
dallo scorrere dell’acqua. Finalmente si va, penso io,
avvicino i manometri al vetro della maschera e controllo la
mia riserva d’aria, e purtroppo vedo che i requisiti minimi di sicurezza
per il rientro da quella immersione stavano per venire a mancare.
Forse sarei riuscito anche ad uscire dall’altra parte
( se il sifone non era molto lungo ) ma dopo 51 minuti di continue prove,
l’aria per rientro purtroppo non c’era.
Informo la truppa dei nuovi sviluppi e prepariamo gli zaini per il rientro.
Si fanno le squadre ed io capito nei primi 6/7 speleo ad uscire,

invece i miei colleghi sardi, Vittorio e Carla, sono tra gli ultimi.
La lunga forra che porta alle prime verticali è abbastanza tranquilla
e spedita, ma ad un certo punto notavo che c’era qualcosa che
non mi tornava. Infatti, i passaggi che all’andata avevo fatto in
contrapposizione per cercare di non bagnarmi, stavano lentamente cambiando.
Il frastuono sempre maggiore che si sentiva dall’ alto del pozzo che
porta ai rami fossili, lasciava pochi dubbi… ARRIVA LA PIENA .
I primi a salire la prendiamo in pieno, decine di nuovi arrivi
si aggiungono al ramo principale che diventa sempre più grosso.
E un continuo susseguirsi di prove di forza con la natura,
dalle lunghe verticali dove l’ acqua si infilava nella schiena, ed in qualche
uscita dai pozzi si lottava per non farsi trascinare giù da quella potenza liquida.
Ero sicuro che la conformazione, e soprattutto la posizione di tutti in quella
grotta non vi erano pericoli di innalzamento dei livelli,
ed ogni tanto per sdrammatizzare, ci si scherzava un po’.
Per farla breve, i primi usciamo all’esterno che pioveva a dirotto intorno
alle 2 del mattino, mentre gli ultimi speleo decidendo di fare tappa
per riposarsi e far defluire l’acqua, escono alle 8 del mattino.


Viste le condizioni meteo, e questo lungo ritardo, purtroppo, ha fatto si
che la macchina dei soccorsi si mettesse in moto.
Anche se non e stato necessario il loro intervento ho visto con piacere
che sono giunti al paese abbastanza velocemente.
Accuditi come bambini da parte della Protezione Civile, con bevande calde
ed indumenti asciutti. pian piano rientriamo tutti al campo base.
Prima della festa che si e svolta in un Agriturismo nei pressi della grotta,
abbiamo dovuto sottostare alle interviste dei giornalisti e delle varie TV locali.
Sino dal primo giorno abbiamo avuto un’accoglienza straordinaria da parte di tutti,

chi ci dava dei prodotti locali, altri materiali da grotta, chi attrezzature
per subacquea, ma quello che mi a fatto quasi commuovere
è stato quando con Vitto e Carla abbiamo ricevuto da parte
del Sindaco in persona, il gagliardetto del Comune di Fonteno.
Questa avventura mi è servita per conoscere una Comunità che ha
creduto in quel progetto, e sicuramente li sta ripagando con l’arrivo
di tanta gente che vuole godersi il fascino di quei territori,ma soprattutto ho avuto modo di conoscere tanti speleo con capacità e forza non indifferenti.
Un caro saluto ed un ringraziamento di cuore a tutti i coinvolti
nel PROGETTO SEBINO,
e con l’occasione, un augurio di Buone Feste a tutti
Marcello Moi

4 thoughts on “ABISSO BUENO FONTENO, unico,incredible, indimenticabile

  1. Una bella avventura davvero quella al Bueno Fonteno!! Unica nota negativa "il rito propiziatorio" all'immersione di Moi. Come potete vedere dalla foto avevo le mani in testa per cercare di difendermi dalle avance dello speleosubacqueo sardo! A parte gli scherzi è stato molto istruttivo conoscere un'altra realtà speleo diversa dalla nostra, la grotta è bellissima e con potenzialità esplorative enormi.La piena ha rallentato la nostra uscita, è stato duro resistere al freddo e alla stanchezza dopo 24 ore di grotta ma alla fine è andato tutto bene e di questa uscita ho conservato un piacevolissimo ricordo. Mi accodo perciò ai ringraziamenti di Marcello per l'accoglienza ricevuta da tutto il comune di Fonteno, sindaco, protezione civile, soccorso, speleologi e non, che ci ha fatto sentire come a casa nostra. Un ringraziamento anche a chi ci ha sostenuto dalla Sardegna e dal Veneto. Un grazie di cuore. Carla

  2. Grande, grandissimo Moisceddu!!!!!!! il resoconto è appassionante ma lo è ancor di più sentirlo dal vivo come ha fatto il sottoscritto, assieme ad altri del gruppo, domenica mattina prima dell'ingresso a Nurra Leone…che dire la passione, la tenacia e anche un pò di buona sorte mixata con un pò di incoscienza, accompagnano da sempre il nostro speleoesploratore a cui faccio di nuovo i complimenti per la riuscita della sua impresa…Saluti.

  3. Complimenti a Moisceddu e a tutto il team…. non è facile fare eplorazioni speleosub a quelle profondità, in quelle severe condizioni climatiche e in quelle gelide acque del nord.Roberto L.

  4. Pingback: Prima immersione in Smeraldo – Progetto Sebino

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