MARCELLO COLPISCE ANCORA !!

I brividi che ancora pervadono il mio corpo non so se siano dovuti alle numerose ecchimosi e ai dolori muscolari che mi sono procurata in questa uscita domenicale o se sono conseguenza della forte emozione che questa splendida grotta e il suo traghettatore mi hanno regalato. Non iniziate a maliziare!!!

E’ domenica e molti di noi sono impegnati tra cresime e matrimoni vari,alcuni hanno preso altre destinazioni . Marcello è a Dorgali per un’esercitazione del soccorso e ha la domenica libera. Mi invita a vedere una grotta nella quale sta facendo dei lavori “E’ ora che inizi a fare un po’ di grotta seria!” Le sfide mi piacciono e accetto l’invito. Andiamo nel territorio di Urzulei,la grotta è quella di S’EDERA. Sono un po’ intimorita perché,voi conoscete Marcello,i suoi parametri di percorribilità di una grotta sono ben lontani dai miei che solo da pochi mesi mi sono avvicinata al mondo della speleologia e nonostante i validissimi insegnamenti degli ottimi istruttori del gruppo sono ancora una schiappa. Marcello mi spiega che S’Edera appartiene al più importante sistema carsico della Sardegna,quello del Supramonte e che è percorsa da un fiume sotterraneo le cui acque è stato dimostrato arrivano sino alla sorgente di Su Gologone. “Ma noi non arriviamo sino al fiume,ci facciamo solo una passeggiatina” ,così mi dice.

Ci sono alcune macchine vicino all’ingresso della grotta,Marcello vorrebbe andare via ma mi accontenta e dopo la vestizione entriamo lo stesso.

Inizia per me quella che definirei una rocambolesca caccia all’uomo ! Marcello è velocissimo :si insinua tra strettoie e spaccature con fare serpentino, disarrampica agilmente nelle rocce in un percorso che ci porta sempre più in profondità. Vederlo è uno spettacolo ma io DEVO stargli dietro

E per farlo corro e per correre non guardo bene dove sono e cosa sto facendo e prendo colpi ovunque. Benedetto casco!! Marcello mi prende in giro e iniziamo le calate .Sono quattro in tutto e ogni volte che ne faccio una penso che dovrò anche risalirla.”Saranno massimo dieci metri,muoviti”. Per me sono troppissimi. All’ultimo salto troviamo i proprietari delle macchine,un gruppo speleo di Cagliari:salutano Marcello e gentilissimi ci fanno passare. Siamo arrivati a circa 100 mt di profondità( mi sono documentata Marcello, non dirmi che eravamo a pochi metri dall’ingresso!!) e qui troviamo l’acqua. La grotta prosegue con una serie di pozze di acqua cristallina .Non vogliamo bagnarci e Marcello mi fa vedere come passarci sopra contrapponendo braccia e gambe alle pareti che le lambiscono. Sono sempre più convinta che non riuscirò a risalire in superficie,mi fanno già male tutti i muscoli. A un certo punto Marcello si ferma. Non possiamo proseguire,l’acqua si fa più alta e ci impedisce di arrivare nella zona dove Marcello sta lavorando. Sentiamo le voci degli speleo di Cagliari e decidiamo di farli passare senza farci vedere. Ci arrampichiamo sulle rocce sovrastanti passiamo così a un livello superiore della grotta .Rimaniamo seduti in attesa del loro passaggio. Finalmente un po’ di riposo !!! Macché , Marcello si rialza subito e noto che inizia a girarsi attorno con fare da cane segugio. Continua a salire arrampicandosi sulla roccia . Io lo seguo come un devoto discepolo. Mi fa notare una grande colata bianca : qui è passata l’acqua e non può che provenire da sopra . S’infila in una finestrella e oltrepassate due strette colonne ci troviamo di fronte ad una frana .Il terriccio è morbido,poco compatto e su di esso ci sono ancora in bilico i massi portati giù dal crollo. Non può esserci passato nessuno perché sarebbero venuti giù. Marcello mi fa mettere al riparo e guizza risalendo la frana scomparendo dietro una finestrella buia. Sono le sue urla di gioia e stupore che mi fanno capire cosa aveva fiutato. L’eco della sua voce mi fa intuire che li dietro ci deve essere qualcosa di interessante. “Non salire,la frana è pericolosa”,ma non ha neanche finito di dirlo che io sono già su affianco a lui. Rimango immobile, a bocca aperta come un bimbo di fronte al regalo di Natale tanto agognato. Di fronte a noi un grande salone di forma ovale .Un perimetro di circa 70 mt , il soffitto a cupola che arriva nel suo punto più alto a dieci metri circa…..e che soffitto. E’ ricoperto da migliaia di bianchissime cannule alcune talmente sottili che si sono con il tempo spezzate . Il pavimento è infatti cosparso dei loro resti alcuni dei quali si sono concrezionati saldandosi al pavimento. A lato della cavità una colonna di circa 5 mt che forse un spostamento ha quasi spezzato al centro. Il pavimento è asciutto ma il luccichio delle concrezioni del soffitto ci fanno capire che l’acqua ancora sta proseguendo il suo lavoro. E’ facilmente presumibile da dove provenisse l’acqua che l’ha scavata. Dietro di noi si inerpicano sinuose una serie di vaschette ormai asciutte che ci portano sulla parte alta della sala . Il passaggio dell’acqua e’ stato bloccato da una stratificazione di sedimenti che ne hanno occluso completamente il passaggio e che si sino trasformati in una liscia colata di color giallastro. Esploriamo frettolosamente ogni angolo della sala quasi a volerne ingurgitare voracemente ogni suo aspetto. Io sono un po’ confusa e chiedo spiegazioni. Marcello mi assicura che è la prima volta che vede questo salone e presumibilmente siamo proprio i primi a vederlo. Non c’è alcun segno di passaggio dell’uomo .Tutto è integro. Non riesco a spiegare con precisione lo stato in cui mi trovavo. Per me tutto è nuovo ,ogni cosa che vedo e’ una scoperta , tutto mi stupisce perché niente ho ancora visto ; ma vedere l’espressione meravigliata di Marcello che di grotte ne ha viste, di scoperte ne ha fatte parecchie e di faticose conquiste ha il medagliere pieno mi ha fatto capire cosa lo spinge ancora con così tanto entusiasmo a trascorrere i suoi fine settimana sotto terra . Non so se veramente è un ramo inesplorato della grotta ma se così fosse il fatto che possa essere intitolato al CSAD Vittorio Mazzella mi inorgoglisce . Adesso ragazzi non vi racconto più niente , dovete venire a vedere di persona cosi potremo documentare anche con fotografie e eventuali rilievi questa possibile nuova scoperta.

Non vi ho detto che sulla parete laterale della sala ,in fondo a una strettoia sovrastata da sottilissime cannule si apre una finestrella che……….ma questa è un’altra storia.

Carla Mazzella

Nurachi, la grotta camaleonte

Sabato 21 maggio, sto rientrando da una esercitazione di Soccorso, riaccendo il cellulare e tra i vari sms trovo quello di Sara: “Che si fa domani?”. A dire il vero avevo deciso di riposare questa domenica, sono entrato in grotta mercoledì sera, avevo l’esercitazione… direi che basta.! Infatti chiamo Sara e le dico: ok, facciamo una grotta. Velocissimo consulto telefonico e la scelta ricade sull’inghiottitoio di Nurachi che da tempo stiamo esplorando. È dalla scorsa estate che non ci entro e ormai la voglia è tanta. Le svariate e violente piogge invernali ne rendono pericoloso l’ingresso in quel periodo e quindi la nostra stagione esplorativa si riduce solitamente a un paio di mesi.. se va bene! Ci incontriamo a Dorgali in tarda mattinata, partiamo alla volta di Nurachi e ci prepariamo. L’idea è di scendere alle condotte, radunare gli attrezzi da scavo, portarli al cunicolo in cui vorrei scavare in questa stagione e magari affrontare i laghetti per vedere se in fondo ci sono novità. Le sorprese a Nurachi sono di casa, a volte belle, a volte meno. Ci avviciniamo all’ingresso e noto che tutti i rovi che rendevano spinoso l’avvicinamento sono stati spazzati via. Dovrei esserne felice ma i dubbi su cosa troveremo mi assalgono. Lasciate due birre al fresco entriamo calandoci nel primo scivolo. Alla base l’acqua ha scavato ancora e ora rischio di farmi male ma con un po’ di contorsionismi becco gli appoggi giusti, aiuto Sara e ci prepariamo a posizionare la corda sul saltino di 4 metri successivo. Anche qui l’acqua ha modificato un po’ occludendo metà del passaggio.. che già era stretto..e impedendomi così di utilizzare l’ancoraggio naturale che solitamente veniva adoperato. Con un po’ di fatica troviamo una clessidra e li ne approfitto per riinsegnare alcuni nodi a Sara. Preparato l’armo (doppiato su un anello laterale già presente da alcuni mesi) sto per scendere quando la clessidra cede. Sembrava più solida ma non è durata molto, ecco qui spiegata l’importanza di doppiare gli armi di partenza…. troviamo un’altra soluzione e finalmente possiamo calarci. Anche il secondo salto è un po’ più alto, il fiume stagionale ha continuato a scavare e ripulire il fondo. Poco male penso, andiamo avanti fino alla famosa depressione che tanto ci ha visti faticare negli anni passati. Purtroppo quello che temevo è successo.. il passaggio tanto faticosamente aperto… è stato richiuso, non del tutto ma sicuramente ci costringerà a rimetterci mano.. come se non ci avessimo lavorato abbastanza! Due metri a destra però, mi accorgo che la seconda e più piccola depressione, in cui abbiamo lavorato per poche ore.. è libera! L’acqua ha scavato una condotta verticale di 4-5 metri. Penso che presumibilmente si ricollega alla saletta sottostante già esplorata, vorrei scendere ma piazzare una corda è impossibile non avendo il trapano e non potendo utilizzare alcun armo naturale, sembra molto scivolosa e di farla in contrapposizione non mi va, siamo solo in due.. e non vorrei andarmele a cercare. Decidiamo di mangiare un boccone e di risalire. Nessun problema di sorta nei pochi metri che ci separano dall’ingresso in cui impazienti ci aspettavano le due birre gelate..

Peccato per tutti gli obbiettivi che ci eravamo prefissi ma almeno abbiamo avuto modo di constatare le condizioni della grotta prima di iniziare a darci dentro in questi mesi che ci separano dai “monsoni”. Ci sarà da lavorare, purtroppo, ma ormai ci siamo abituati in questa grotta che ogni volta si presenta in una veste diversa, che ci sfida chiudendo i passaggi ma ci invita ancora dentro liberandocene altri.. c’è poco da fare, Nurachi è sempre piena di sorprese, niente è scontato li sotto.

A presto.. con secchiello e mazzetta.. pronti a continuare l’avventura.

Gianfranco F.