Mutazioni a Nurachi

Avevo letto e mi è stato detto da Gianfranco Zeta e da Gianluca, che la grotta aveva avuto delle “mutazioni” notevoli a causa delle precipitazioni invernali e non solo di quest’anno… dalle poche foto non si capiva bene..poi ieri io (Gianfranco C.) e il Presidente Gianluca S., abbiamo fatto una puntatina veloce, visto che la grotta è già ben armata dal buon GZ (CSAD ringrazia!!)..
Abbiamo due piccoli obiettivi: io, vedere come è cambiata, Gianluca, andare fino al placido laghetto in fondo…
Percio’ subito dentro con sacca e muta al seguito….
La prima corda non mi sorprende, della serie, c’è e la uso anche se si può disarrampicare… la seconda però…è proprio necessaria (e prima non lo era…) perchè l’acqua abbassando il livello del suolo ha fatto ” crescere” il saltino che già prima era scomodo e scivoloso…ma la sorpresa viene dopo..infatti alla base di quest’ultimo salto il passaggio era basso invece ora si sta quasi in piedi ed inoltre, cosa ancora più sorprendente, il buco dove noi inizialmente passavamo risulta occluso, se n’è aperto un altro poco più a sinistra che è diventato però un saltino disarrampicabile (ma comunque protetto da un corda ) e si arriva…. dove???? boh…  capisco le perplessità di Gianfranco Z. e Gianluca la scorsa settimana…in effetti non si capisce bene come l’acqua abbia grandemente alterato gli ambienti che a noi sembravano ormai “stabili”.. ma è certo che la padrona d’inverno è solo lei e fa quello che vuole.
Ripresi dalla sopresa… progrediamo in disarrampicata fino al pozzo “sala parto” e ci caliamo ..qui sembra più familiare, in effetti dove gli ambienti sono più ampi l’acqua non litiga con rocce e fango per  passare!!
e così arriviamo fino  alla sala dove indossiamo velocemente le mute…

filiamo così in fretta nelle condotte,  l’acqua è tanta ma non troppa.  è tutto bellissimo…. arriviamo fino al punto dove si potrebbe lavorare lateralmente ovvero un cunicolo sul lato sinistro da dove si sente un flusso d’aria sinistro …(il presidente sbarra gli occhi :-))
“qui c’è da vedere ” ma non abbiamo tuta e poi l’intenzione è di andare più in fondo possibile…arriviamo fino  ad un punto molto basso e allagato fino al collo ..passiamo e arriviamo fino alla bella sala “Zarrone” e infine al laghetto da dove si passa per arrivare quasi alla fine delle esplorazioni..passiamo o no? il livello è alto, si potrebbe ma decidiamo di rientrare…il presidente è entusiasta e soddisfatto..

devo dire che ci siamo divertiti…abbiamo miusurato i tempi e adesso che la grotta è armata e veramente un attimo arrivare ai punti interrogativi da risolvere…
la mia opinione è che bisogna vedere dove si  può arrivare… il dubbio che sia collegata al sistema di San Giovanni è forte!!!!
Gianfranco C.

Parola al presidente:

Finalmente ho potuto constatare coi miei occhi la bellezza delle condotte di Nurachi, la presenza costante dell’acqua, i grandi depositi di fango, indizi inequivocabili del fatto che la grotta è viva, anzi è molto attiva… dato ulteriormente ribadito dal “buco” soffiante laterale…ieri, probabilmente, per via del maestrale che imperversava in zona, il rumore che fuoriusciva da questa diramazione era impressionante, un rumore sordo udibile da lontano, interessante ad un primo ascolto, molto “attraente”, speleologicamente parlando, sicuramente da non trascurare, in futuro…

Ultime due considerazioni, la prima è una piccola critica rivolta innanzittutto a noi stessi… ieri, quello che ci ha bloccati nel provare il passaggio del buco soffiante è l’assenza di una vecchia tuta da mettere sopra la muta… in futuro penso sarà bene portarla appresso, così salvaguardiamo la muta e soprattutto siamo più disinvolti nell’ infilarci nei vari meandri che gentilmente aspettano “visite” di animali a due zampe…

Seconda considerazione per chi non c’era, intesa come Carla, purtroppo non avendo potuto recuperare una muta adatta a lei non ha potuto partecipare alla visita, poco male…l’estate è lunga, le occasioni non mancheranno, cosi come per gli altri…

 Saluti Gianluca Serra.

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Nurachi: cronache della metamorfosi di una grotta.

A volte mi capita di pensare di come il tempo scorre velocemente… sembra ieri ed invece è la fine di giugno del 2009, quando, dopo oltre due anni di duri lavori riuscimmo ad entrare dentro l’inghiottitoio di Nurachi… ricordo benissimo quel giorno, era un sabato pomeriggio, raggiunsi gli altri amici del gruppo direttamente in grotta… Luciano faceva da apripista, seguito a ruota da un nutrito gruppo di amici che “violando” questa grotta, ebbero modo di ammirare le sue meraviglie, meraviglie svelate con un ritmo vertiginoso che si susseguirono per gran parte di quell’estate e con un ritmo meno incalzante, ma ugualmente importante, anche nell’estate appena trascorsa.

Ebbene, questa piccola parentesi “storica” per dire che ieri, finalmente, son potuto rientrare, in compagnia di Gianfranco Zorvinu, ad ammirare l’incredibile “evoluzione” di Nurachi dove la padrona di tutte le grotte, Sua Maestà l’acqua, intesa come quella che Giove Pluvio in tempi non sospetti ha fatto cadere sulle nostre terre, con il suo incedere più o meno violento ha completamente “rimodellato” alcuni ambienti, come già appurato alcune settimane fa da GFZ, rendendo necessaria una preliminare opera di bonifica e di messa in sicurezza di diversi punti.

È proprio questo l’obiettivo principale che ci siamo posti per questa domenica a Nurachi, il sottoscritto e Gianfranco Z., constatata, ahimè (per gli assenti, non per noi!!!!) l’indisponibilità di altri eventuali aiutanti, dopo la meticolosa preparazione del materiale occorrente, alle nove in punto ci troviamo pronti all’ingresso per iniziare le operazioni….uno sciame di moscerini ci attende, il fresco che proviene dalla grotta li attrae, chiudiamo la bocca e iniziamo i lavori…pochi minuti e la sapiente mano del Zorvinu ha già fatto due fori con il trapano, lo aiuto a sistemare i fix e gli anelli di acciaio, utilizziamo una corda, doppiamo l’armo con due nodi a otto con asola direttamente sugli anelli; infatti l’idea è propria questa, armi fissi doppiati su anelli di acciaio, armi che rimarranno per tutta l’estate, l’unica stagione che consente di visitare e soprattutto di lavorare a Nurachi…

Preparata la prima calata, seguo a ruota Gianfranco e subito capisco il perché della corda, in quel punto facevamo sempre una disarampiccata di un 3-4 metri, adesso la forza dell’acqua ha dilavato tantissimo materiale alla base, mettendo a nudo la roccia e abbassando il pavimento di circa un metro e mezzo….

Seconda calata e stesso discorso, preceduta da una pulizia di massi di varie dimensioni, nuovo foro, fix, anello e una clessidra et voilà armo doppiato e… nuova sorpresa, qui, scopro che l’abbassamento del pavimento è di un paio di metri abbondanti, questa volta scendo per primo, non mi raccapezzo, sono un po’ confuso, scopro che la strettoia ricavata sotto il grande masso, al di là del quale abbiamo cercato e soprattutto scavato il passaggio fondamentale verso le condotte, non esiste più….al suo posto un’autostrada che, speleologicamente parlando, significa che adesso si passa praticamente in piedi (parlo del sottoscritto…)

Arriviamo al punto chiave, nella sua precedente puntata Gianfranco aveva notato che il passaggio da noi faticosamente aperto è tappato, poco male, a fianco l’incedere dell’acqua ha aperto un pozzetto di circa quattro metri tra fango e roccia levigata, due nuovi fix, anelli, armo doppiato e in un batter d’occhio siamo giù…io son sempre più confuso, quella che noi battezzammo “Sala parto” non la riconosco proprio, sono spaesato mi sposto verso una possibile prosecuzione ma Gianfranco molto più sicuro del sottoscritto mi dice, <<dobbiamo disostruire qui, alla base del pozzetto da cui siamo discesi, qui c’è la disarampiccata per raggiungere il pozzo d’ingresso delle condotte>>….detto fatto pochi minuti e vedo scomparire il Zorvinu, che subito mi invita a seguirlo e cosi giù per circa 7-8 metri a raggiungere il mio compagno e anche qua nuova sorpresa…il pozzo di accesso alle condotte è parzialmente ostruito, gli armi fatti a suo tempo son tutti integri, collochiamo gli anelli e dopo aver fatto un bel nodo soccorso Gianfranco si cala, iniziando l’opera di pulizia dell’imboccatura del pozzo…qualche minuto ed anche la roccia più grande, posta proprio in mezzo al passaggio vola giù e adesso non ci resta che scendere…

Ricordo la prima volta che mi calai, considerando la mia corporatura non proprio smilza ebbi dei problemi, risolvibilissimi con alcuni piccoli accorgimenti, come gli attrezzi (maniglia e longe) a penzoloni e discensore montato sulla longe corta per far sì che si “restringano” le spalle e in un attimo superato il tratto iniziale, il pozzo “scampana” subito e non crea più problemi….

Arrivati alla base delle condotte, posto che l’obiettivo che ci eravamo prefissati è stato ampiamente raggiunto, decidiamo di fare un breve giro ricognitivo per le condotte e subito troviamo una “sorpresa”…un corpo vagamente cilindrico di color arancione sbuca fra i massi, <<è sa manica de su malepeus (tradotto malepeggio = scalpellino) >> mi dice Gianfranco, lo fotografo e mentre lo libera ci attira un particolare, come ha spostato delle pietre, alcuni sassolini ruzzolano nel vuoto apertosi e dopo pochi istanti sentiamo l’inconfondibile rumore dell’acqua….C….o!! esclamiamo in coppia, ci dev’essere un livello inferiore, scaviamo alacremente, spostiamo diversi massi, io ho dei guanti bucati, Gianfranco neanche quelli….dopo un po’ ci arrendiamo con una promessa, se un domani dovesse esserci qualcosa là sotto lo chiameremo “ramo Malepeus”.

Inizia così la visita alle condotte, per me è solo la seconda volta, infatti “divoro “ letteralmente con il flash della macchina fotografica ogni angolo, Gianfranco mi fa notare alcuni cambiamenti dall’anno scorso, mi dice che il livello dell’acqua è alto, siamo senza muta, lui ha gli scarponi io gli stivali…la mia idea è di non bagnarmi, Gianfranco la pensa diversamente entra tranquillamente in acqua, acqua che rapidamente arriva ben al di sopra delle ginocchia e anch’io alla fine dopo inutili acrobazie cedo…mi bagno ben bene, l’acqua entra dentro gli stivali, sensazione strana (molto fastidiosa quando si cammina in “asciutto”) ma bisogna pur soffrire per godere penso….ed è verissimo, purtroppo la messa a fuoco della nostra reflex non rende omaggio alle bellezze che i nostri occhi hanno potuto ammirare, l’acqua, le varie concrezioni, le vaschette, sono li dà migliaia e migliaia di anni, noi abbiamo la fortuna di avere un tesoro a pochi passi da casa e quasi non la consideriamo penso…ma dura un attimo, GFZ mi vuole condurre al punto dove, secondo lui, ci sono prospettive interessanti di prosecuzione, si trova a circa 400-450 m. dall’inizio delle condotte siamo quasi arrivati quando il livello dell’acqua sale improvvisamente, raggiunge il petto …<<io ho il cambio, se te la senti proseguiamo>> mi dice Gianfranco <<No, no>> dico io per oggi ho dato e soprattutto ricevuto abbastanza, facciamo retromarcia e torniamo indietro con quel fastidioso velo d’acqua dentro gli stivali, scotto che ho pagato volentieri per ammirare le bellezze di Nurachi….

Il rientro è stato veloce e senza problemi, gli armi fatti nei punti che, teoricamente potrebbero esser fatti anche in disarampiccata, garantiscono una notevole sicurezza in tutti i casi, ma soprattutto al rientro, quando la stanchezza è tanta e i riflessi non sono al massimo…

 

P.S. ora che la grotta è attrezzata, non abbiamo più scuse, per cui dico e soprattutto spero che numerosi in futuro siano gli amici intenzionati a proseguire l’attività esplorativa e di rilievo, son convinto che Nurachi ricompenserà tutti i nostri sforzi…

 

A presto Gianluca Serra.

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