Meravigliosamente Nurachi

Incredibile giornata quella vissuta da un quartetto di temerari all’inghiottitoio di Nurachi.

Inghiotitoio che sta assorbendo interamente le mie energie in questa estate che ci sta regalando belle soddisfazioni. Ma partiamo dal principio.

Giovedì sera in sede, sondo le disponibilità per formare una squadra che tenti la congiunzione con il Sistema Carsico di san Giovanni. Risponde presente il nostro giovanissimo Pietro, sedicenne che in pochissimo tempo sta vivendo emozioni che non si sarebbe mai sognato prima. Siamo in due quindi, si uniranno a noi il piccolo grande uomo Salvatore Manca (SCN) e Carlo (Specus). Il programma è, in teoria, semplice. Continuare l’esplorazione, rilevare, realizzare foto delle nuove parti esplorate. Ci incontriamo domenica mattina, veloce ingresso in grotta, discesa dei pozzetti, vestizione, più o meno seria, delle mute e via per le condotte. La grotta è abbastanza piana.. ma è tosta. Nonostante il suo scarso dislivello massimo (-43 metri) non regala niente. Condotte basse in cui la schiena è sempre ricurva, fango in quantità enormi, acqua, strettoie.. ma anche belle condotte, concrezioni, una Sala Zarrone che luccica illuminata dai nostri led, il laghetto da passare quasi in apnea che mi da l’impressione di un ingresso in un mondo parallelo.

Arriviamo al Punto G, la strettoia che ci porterà verso il letto del fiumiciattolo stagionale, di li voltiamo a sinistra fino a superare le vasche che tentavano invano di bloccarci il passaggio. Siamo in una pozza d’acqua stagnante. Da li iniziamo il rilievo che avevamo concluso il sabato precedente. Boboreddu va avanti a segnare i punti, io sto agli strumenti, Carlo e Pietro si occupano di scrivere e del resto del materiale. Non è comodo, uno stretto laminatoio con il fondo di ciottoli di basalto, ben incollati al pavimento ci fa bestemmiare più di una volta, per fortuna sono solo 8 metri. Perchè poi si va in acqua. Niente pozze però stavolta, acqua alta, acqua in cui o nuoti o vai a fondo! Sentiamo lo scorrere, in lontananza qualche probabile cascatella, cerco di non farmi prendere troppo dall’euforia anche se non è facile, decido che esploreremo rilevando, dandomi una parvenza di sangue freddo difficile da manifestare. Cominciamo il nostro tragitto andando contro corrente, i metri a nuoto si fanno veloci, il rilievo lo è un po’ meno visto che non mi ero organizzato per rilevare in acqua, scrivere sulla carta è difficile, ancor più difficile tenerla asciutta. Comunque si va avanti, rileviamo una cinquantina di metri e  decidiamo, in una sosta all’asciutto, di chiudere li il rilievo e continuare le esplorazioni. Subito mi rituffo in acqua, in quel punto la condotta è alta un metro e mezzo circa, di cui la metà sommersa, è una pacchia, si va veloci, dopo circa 100 metri superiamo un piccolo abbassamento della volta e si apre una bella sala con un lago di circa 8 metri per 6. ci giro intorno a nuoto ma sembra chiudere. È un sifone, visto che l’acqua comunque scorre, ho lasciato la maschera troppo indietro per tornare a riprenderla, facciamo alcune foto, nel mentre, sulla destra, Pietro sale su una montagnola di fango, c’è un buco in fondo, mi chiama, lo illuminiamo e noto che continua, non solo… tira aria! È di facile disostruzione ma non è roba per questa domenica, fa freddo, decidiamo di ripiegare ed andare a vedere l’altro lato del fiume. Rientrati al punto iniziale continuiamo a valle, seguendo lo scorrere dell’acqua. Sapevo che mancavano una ventina di metri alla congiunzione con San Giovanni, avanziamo nell’acqua alta per una decina di metri, dopodichè su un larghissimo laminatoio alto non più di 30 cm, in cui la maschera ci servirebbe. Ci fermiamo, illuminiamo in fondo, si sente ancora l’acqua scorrere, prendo la direzione con la bussola…è quella che volevo! Li dietro si trova la congiunzione. Ci siamo penso, non è ufficiale.. ma ci siamo! Ma fa sempre più freddo, è meglio rientrare, siamo già abbastanza stanchi per oggi. Torniamo verso l’uscita soddisfatti, sfiniti ma felici, sappiamo di aver trovato quello che da anni cercavamo, emozione difficile da spiegare a chi non ha lavorato in quell’inghiottitoio quando ancora non era che un piccolo buco in cui ci si stava a malapena inginocchiati. Oggi ha superato i 1000 metri rilevati, abbiamo raggiunto le acque di San Giovanni su Anzu e ne abbiamo iniziato l’esplorazione a monte……

Nelle prossime domeniche avremo ancora tanto da dire su questa bellissima avventura!

Gianfranco Fancello

 

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Raggiunto il chilometro a Nurachi

L’idea di questo sabato mattina è di entrare a Nurachi per rilevare le nuove zone esplorate. Partiamo in tre, io, Gianfranco canu e Pietro. L’avvicinamento a quelle zone scorre veloce, ormai avezzi a camminare in quelle basse condotte che conosciamo a memoria. Andiamo leggeri, il solo Pietro veste una muta intera mentre i due Gianfranco vestiamo solo la parte inferiore, niente giacca, fa troppo caldo, l’acqua non è così tanta. Arrivati al famoso cunicolo soffiante ci fermiamo un attimo a riprendere fiato, si chiacchiera un po’, notiamo che il “soffio” non è molto forte, sembra più lontano del solito, passa un minuto e magicamente sparisce! Cominciamo a chiederci il perchè ma dopo poco ecco che si fa risentire.. per poi sparire di nuovo e ritornare un’altra volta… Ci lascia perplessi, azzardiamo qualche teoria su quello che si trova li dietro e sul motivo per cui crea questi strani effetti, certo è che se vogliamo capirlo.. dovremo armarci di attrezzi e pazienza per allargare questo lungo cunicolo misterioso. Ma il nostro obbiettivo è un altro, dobbiamo raggiungere la strettoia aperta la scorsa estate e da li iniziare il rilievo della nuova zona. Arrivati al laghetto ci immergiamo fino alle orecchie.. l’acqua è fredda, ma non è impossibile, appena usciti inizia una zona di piccole vaschette dai bordi taglienti come lamette, seminascoste dal fango, non il massimo per la mia muta e per le mie mani..avanziamo lungo stretti ambienti sempre più fangosi e scomodi, il fango si fa strada ovunque dal petto e dalla schiena e così arriviamo alla strettoia che superiamo senza difficoltà. Finalmente l’ambiente è asciutto, ci prepariamo per rilevare mentre Pietro divora un malcapitato panino alla nutella. L’esperto sono io (poveri noi), così dopo una breve lezione a Pietro che è alla sua primissima esperienza, predispongo la squadra. Io andrò avanti a posizionare i punti, Canu sarà l’addetto alla lettura degli strumenti e Pietro prenderà nota sulla scheda. Iniziamo dal bordo della strettoia, punto in cui proprio io e Canu abbiamo concluso il rilievo un anno fa. Superata la prima bella saletta, giungiamo al bivio già descritto la scorsa estate e da li decidiamo di rilevare il ramo di sinistra, visto che dovrebbe essere quello più interessante in questo momento che stiamo cercando la congiunzione con il Sistema di San Giovanni Su Anzu. La volta si abbassa, la bella salettina pulita lascia spazio a fango e ciottoli, ormai rileveremo sempre pancia a terra, visto che l’altezza media dei passaggi è di 40 cm, ancora le simpatiche vaschettine , di quelle che la prima alza la pelle, la seconda la taglia e la terza la rade più a fondo.. ci rendono il lavoro durissimo, forse l’idea di mettere solo la salopette non è stata poi così brillante. Gli avambracci fanno un male cane, il petto e la schiena idem, comunque andiamo avanti anche se lentamente. Ci fermiamo arrivati al termine di una serie di vasche che ci portano a un piccolo laghetto da cui sentiamo l’acqua scorrere, acqua vista la scorsa settimana da Luciano, acqua che ci sembra scorrere copiosa stando al frastuono che provoca. Ripensiamo alle sovrapposizioni fatte la scorsa estate, ai pochi metri che dovrebbero separarci dal Sistema, la nostra idea è che dovremmo proprio esserci. Resta da capire se siamo ancora su un affluente o quell’acqua è la principale.Lo scopriremo nella prossima puntata. Intanto ci arrendiamo, Canu ha un impegno pomeridiano e quindi dobbiamo uscire, soddisfatti del risultato e tumefatti come poche altre volte qui in questa grotta. Eh si, grotta.. chi lo avrebbe mai detto 2 anni fa quando ci trovavamo all’ingresso di quell’inghiottitoio, a spalare fango e rocce, quasi senza speranze, sempre li, senza che i risultati arrivassero. Con i dati raccolti dai tre temerari, (oltre che dagli altri che si sono alternati nei vari weekends agli strumenti) abbiamo raggiunto i 986 metri di sviluppo anche se il limite esplorativo supera tranquillamente i 1000 metri.

Compimenti a Pietro per l’entusiasmo, un giovanissimo di belle speranze e complimenti a Gianfranco Canu che ormai è una bella conferma. Ci siamo fatti un c..o così tanto.. ma ci siamo altrettanto divertiti in questa bella grotta. Alla prossima settimana.. per nuovi importanti risultati.

Ps.. scusate per l’assenza di foto.. ma siamo in attesa di una macchina antiurto e subacquea, credetemi, li sotto è proprio tosta!

Gianfranco Fancello