“T’immagini” In Tundu II

Ecco le immagini scattate da Marilina in cui si possono ammirare i meravigliosi paesaggi della seconda tappa di “In Tundu”

Diario di bordo : In Tundu (II tappa)

Bastiano, Marco, Peppe, Francesco, Mario L., Tonino, Graziella, Luciano, Marinella, Marilina, Luca, Stefania, Marco G., Giovanni e Mario D. : noi.

Il 6 di dicembre, lungo i sentieri del Supramonte di Dorgali, in una giornata timidamente assolata: la pioggia ha atteso che fossimo rientrati per rovesciarsi sulla nostra bella terra!
Un percorso studiato dal meticoloso Marco G., fortemente voluto anche da Marilina, che ha avuto il successo meritato.
Un perfetto tragitto ad “anello” con tappe d’obbligo nei cuiles ristrutturati da pochi anni da un’associazione di giovani volontari dorgalesi.
Siamo arrivati in auto, lungo la valle di Oddoene, ai piedi  di Monte Tundu; l’impresa è subito ardua: “s’iscala ‘e Surtana” toglie il fiato…ma è affascinante, promettente: l’altipiano di Doloverre merita e noi ci riprendiamo dal fiatone. Acqua, mandarini,  cioccolato e presto, sulla destra, direzione “sas traes”.  La sosta all’ ovile (curato e accogliente) è quasi forzata: siamo capitati in mezzo ad una battuta di caccia grossa!!
Le emozioni sono contrastanti, non basta solo essere contro la caccia per avere il cuore in tumulto. L’abbaiare dei cani e il frenetico tintinnio delle campanelle che hanno al collo, le urla dei battitori, il suono del corno, gli spari; tutto ciò ha un fascino quasi primitivo.
L’intensità  in decrescendo di quella danza tribale ci fa capire che quel cerchio andava spostandosi dal nostro, come nuvole minacciose portate via dal vento.
Da quel momento la nostra giornata prende la via della Bellezza che appaga gli occhi e lo spirito. Risalire monte Gutturgios  senza sostare a guardarsi intorno è impensabile e quando riprendiamo la discesa verso “Cuile su Listincu” , in cuor mio avrò detto “grazie” un’infinità di volte.
Cuile su Listincu è stato ristrutturato da meno di un anno:  quasi completamente distrutto e abboscato, ora sembra una Reggia e tutt’intorno è un giardino!
La pausa pranzo l’abbiamo fatta  proprio là.
Abbiamo ammirato dall’ alto la valle di Oddoene e via ad “abbracciare” la parete rossiccia e tonda che dà il nome al monte Tundu e poi su per cuile Sos moios, l’ovile dove in tempi ormai lontani, le arnie ( sos moios) dislocate intorno accoglievano api operose e il loro prezioso miele.
Col pensiero ai succosi pezzi di cera carichi di altro miele, di altri posti, neanche tanto lontani, che riportava mio padre; ebbene, con questa immagine, comincio insieme al mio meraviglioso gruppo di amici a chiudere il cerchio: sulla scala di Surtana, questa volta in discesa.
Grazie alle meravigliose persone che hanno condiviso con me un giorno della loro vita.
Graziella Sale