A Sos Jocos

Ho dovuto riguardare il blog e l’articolo che avevo a suo tempo scritto per ricordarmi che, domenica 14 ottobre 2012, con la giornata dedicata ai disabili il sottoscritto  aveva fatto l’ultima escursione in grotta !!

Poco male penso, tante cose nella mia vita personale son cambiate e adesso in questo momento il mio apporto (inteso come partecipazione alle uscite del fine settimana) è abbastanza limitato.

Comunque sia, sabato 11 maggio, assieme a diversi soci del gruppo son riuscito a “rientrare “ in grotta dopo oltre sei mesi di digiuno speleologico!!!

L’occasione è data dall’accompagnamento di una classe, la II^ D della Scuola Media Inferiore di Dorgali, composta da 22 volenterosi ragazzi accompagnati da due insegnanti.

Proseguiamo sulla scia di un percorso tracciato, iniziato già nel 2009, con l’introduzione di visite guidate in grotta di scolaresche con l’intento e, soprattutto la speranza, di raccogliere i frutti in futuro di quanto seminato nel presente…

Obiettivo sos Jocos che per esperienza, organizzazione logistica, si presta perfettamente per le nostre esigenze; arriviamo in ordine sparso a partire dalle 8.30 a San Giovanni, oltre al sottoscritto, Gianluca c’è un bel gruppetto del C.S.A.D. composto (citazione in rigoroso ordine alfabetico) da Carla, Giancarlo, Graziano, Luca, Luciano, Marco, Marilina, Marinella, Prospero e Tonino.

I ragazzi ci raggiungono con lo scuolabus, noi stiamo completando gli ultimi preparativi e subito un chiassoso vociare spezza la quiete mattutina… dagli zaini degli studenti escono fuori le tute bianche (per adesso), i guanti… “hanno ascoltato i consigli che abbiamo dato“ penso.. e subito in pochi minuti una “marea” bianca invade festosa l’area vicino all’ingresso di San Giovanni.

Prima dell’inizio dell’escursione, alcune spiegazioni con notizie, curiosità ed anedotti inerenti  sos Jocos, sull’uso del carburo, sui principi di comportamento in grotta, anticipano l’ingresso in grotta.

Ci dividiamo in due gruppi così come la scolaresca, uno accompagnerà un primo gruppo di studenti a Sos Jocos, l’altro attrezzerà due calate vicine all’ingresso di San Giovanni con l’intento, innanzitutto, di spiegare l’uso delle tecniche di progressione verticale e per i più temerari ci potrà essere il brivido di provare l’uso delle corde.

Ci organizziamo con gli orari, in modo da ridurre i tempi morti per le attese.

Raggiunto l’ingresso de Sos Jocos, personalmente, non colgo nessuna sensazione “traumatica” il canceletto d’ingresso non li spaventa, entrano tranquilli, notano subito la differenza di temperatura e iniziano la scoperta di questo mondo completamente nuovo e affascinante.

Alcuni geotritoni, presenti nella prima sala, attirano la loro attenzione, “se siam fortunati” dico “vediamo anche i pipistrelli”… detto fatto, riusciamo a scorgerne un paio in un passaggio successivo; intervalliamo il percorso previsto con alcune spiegazioni “geologiche” e non, l’osservazione delle concrezioni, la loro diversità inizia ad appassionarli.

La tappa finale è il superamento della cosidetta “chiocciola” la breve risalita che immette verso il ramo del vento, con successivo ricongiungimento al fiume di San Giovanni.

Per sicura lungo l’avvicinamento abbiamo collocato un corrimano nei punti più scivolosi, così come nella risalita citata, che rappresenta, in queste situazioni un imbuto,  con un normale rallentamento dell’escursione.

Nell’attesa ho modo di chiedere ad alcuni se le loro aspettative erano state appagate… risposte generiche, colgo un po’ di delusione… “pazientate qualche minuto il bello sta per arrivare” gli dico … ed il bello si trova alla fine della risalita della chiocciola, è un laminatoio di pochi metri che bisogna  attraversare strisciando… c’è un po’ di titubanza all’inizio ma, una volta rotti gli indugi fanno quasi la gara a chi passa per primo, compresa l’insegnante che non è molta convinta, ma che adeguatamente pungolata nell’orgoglio “supera” la prova.

Son passati pochi minuti eppure la situazione è completamente cambiata, i commenti addirittura son diventati entusiastici, sono affascinati dalle numerose concrezioni eccentriche presenti, le candide colate li ammaliano, vogliono proseguire, ma ahimè il tempo è tiranno e dobbiamo tornare indietro, l’altro gruppo ci attende.

Abbastanza infangati, molto soddisfatti ripercorriamo il percorso verso l’uscita dove il secondo gruppo di studenti ci raggiunge. Velocemente si scambiano le impressioni, sono euforici anche quelli che erano fuori, hanno provato le corde, c’è un rapido scambio di caschi e partenza verso la grotta per il secondo gruppo e rientro verso San Giovanni per il primo.

La visita prosegue spedita, abbiamo sforato nei tempi con il primo gruppo, dobbiamo esser bravi a recuperare minuti e soprattutto a far godere loro le medesime bellezze osservate dai loro compagni; anche in questo caso il passaggio del laminatoio affascina, cosi come l’osservazione delle variegate concrezioni presenti, rispetto al primo gruppo questi risultano, a mio parere, meno chiacchieroni….

Il ritrovo a San Giovanni di tutti gli studenti è un festoso commento di questa breve ma intensa esperienza, meraviglia, stupore, ma soprattutto tantissima gratitudine da parte di questi ragazzi e dei loro docenti ci hanno “inondato”, segno che l’organizzazione dell’escursione è stata gradita.

Dopo i saluti con gli studenti, proseguiamo con una bellissima Katriccata nel pomeriggio, degna conclusione di una giornata.

Concludo con una mia personalissima considerazione: giornate come queste sono sempre benvenute, il confronto con questi ragazzi dà grandissima soddisfazione, non è paragonabile a quella dovuta a nuove scoperte o alle esplorazioni, per rimanere in ambito speleologico, ma ci consentono di far conoscere e di avvicinare i giovani alla nostra disciplina e sappiamo tutti quanto bisogno c’è di forze nuove e fresche… speriamo bene.

A presto Gianluca Serra.

 

 

Una giornata “diversa”

È proprio così che la definisco, relativamente all’ultima domenica passata in grotta.

I protagonisti, questa volta sono rappresentati da un gruppo di persone appartenenti all’Associazione Speedy Sport di Dorgali, che si occupa di discipline sportive e non solo per atleti diversamente abili.

L’idea e la voglia di far provare l’emozione di un ingresso in una grotta non turistica ai ragazzi disabili di questa associazione esisteva già da un po’ di tempo, la gestazione travagliata e lunga con imprevisti di vario genere ci hanno fatto rimandare l’appuntamento ma, finalmente dopo aver messo a punto gli ultimi dettagli, domenica 14 abbiamo centrato l’obiettivo .

In breve la “cronaca”: il C.S.A.D., in “forze” con, in rigoroso ordine alfabetico, Carla, Gianluca, Graziano, Luca, Marco, Marilina, Matteo, Pietro, Prospero e Tonino è finalamente operativo; l’appuntamento è fissato verso le otto e trenta alla grotta di San Giovanni, da qui raggiungeremo la grotta de “Sos Jocos”, ottima palestra, anche in questa occasione sia per la vicinanza alle macchine, che per la semplicità del percorso speleologico.

In ordine e in orario più o meno rispettato arriviamo e subito ci raggiungono i veri protagonisti, accomapagnati da un numeroso gruppo di familiari e non; alla fine entreranno in grotta, divisi in due gruppi diciasette ragazzi della Speedy accompagnati da una quindicina di familiari e da otto soci del CSAD.

La giornata è perfetta, un bel sole, niente vento, temperatura ideale; subito l’ambiente si riempie di un bel vociare, tanti volti incuriositi osservano la preparazione dei caschi e, mentre Prospero attrezzando una calata nelle pareti all’ingresso di San Giovanni attira parte delle attenzioni, altri ci osservano mentre mettiamo a punto alcuni caschi con l’acetilene.

Divisa la comitiva in due gruppi, ci dirigiamo con il primo verso la grotta, mentre il secondo verrà intrattenuto da Prospero e Carla con la calata preparata a San Giovanni.

L’avvicinamento è veloce, hanno un ottimo passo, personalmente e qui credo di essere concorde con il parere di tanti del CSAD, non è questo che ci preoccupa, piuttosto non sappiamo la reazione che potrebbero avere una volta all’interno della grotta; ne abbiamo parlato fra di noi, lo abbiamo esternato agli accompagnatori, noi per la prima volta accompagniamo questo tipo di visitatori, non sappiamo come reagiranno, abbiamo in mente un percorso di massima, il farlo o meno lo vedremo solo una volta entrati all’interno della grotta…

Per favorire il loro ingresso abbiamo posizionato un corrimano che parte dal canceletto dell’ingresso della grotta per una decina di metri verso l’esterno. Ci posizioniamo nei punti strategici ed iniziamo a far entrare i ragazzi che, grazie anche alla collaborazione degli accompagnatori, viene superato con relativa tranquillità; le prime macchie color fango che compaiono nel loro abbigliamento segnano definitivamente il loro battesimo speleologico !!!!

Nella sala d’ingresso sondiamo i loro umori, osserviamo un paio di geotritoni infastiditi dalle voci e dalle luci e facciamo una sorta di prova del nove, ci sediamo tutti per terra, spegniamo progressivamente le luci dei nostri caschi e otteniamo il buio assoluto… la reazione, ottima, tutti tranquilli.

È deciso, si prosegue verso la sala dello scheletro, la raggiungiamo attraverso il passaggio tradizionale che non crea particolari problemi e qui osserviamo ciò che resta di un incauto antenato speleologo. Il rientro verso l’esterno procede senza problemi, alcuni accusano la stanchezza, il camminare con la schiena piegata, le pietre scivolose aumentano le difficoltà, ma non li blocca; nei loro volti, nei loro commenti cogliamo gioia, stupore, meraviglia, ma soprattutto credo che la contentezza di aver superato questa prova in maniera molto serena sia stato il loro merito più grande.

In attesa del secondo gruppo che Marilina è andato a richiamare a San Giovanni, i nostri primi commenti non possono che essere molto positivi, c’è grande determinazione in questi ragazzi, grande voglia che unita alla nostra collaborazione e a quella dei familiari ci ha consentito di raggiungere questo risultato, bissato in maniera pregevole anche con il secondo gruppo.

Rientrati a San Giovanni constatiamo piacevolmente, il successo della calata attrezzata da Prospero, la quale ha suscitato oltre che curiosità, stimolo di competizione, visto che alcuni ragazzi si sono cimentati con grande determinazione in una prova di risalita su corda.

Concludiamo la giornata con un piccolo rinfresco offertoci dai familiari dei ragazzi disabili, dove pizzette e dolci vari sono stati adeguatamente innaffiati oltre che dalle bibite anche da un buon vino. Nei saluti finali, oltre ai ringraziamenti di rito reciproci è stata menzionata l’intenzione sia da parte del CSAD che da parte della Speedy sport di collaborare ancora in futuro, facendo sì che la giornata appena trascorsa rappresenti solo l’inizio… se son rose fioriranno.

Concludo con alcuni ringraziamenti: a nome del CSAD a Daniele Nieddu per averci prestato un bel po’ di caschi, a tutti i soci CSAD che hanno reso possibile la riuscita di questo piccolo evento ed, un ultimo, non per importanza al Zorvinu che a quest’appuntamento ci teneva tantissimo e che dal “lontano” Veneto tiene costantemente aggiornato il nostro blog..

Gianluca Serra.

 

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